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Manerba del Garda

Parco Archeologico Naturalistico

Immaginando di camminare durante una bella giornata di primavera, inondata da un piacevole tepore e pervasa dal profumo dei fiori appena sbocciati, contemplerete il profilo roccioso della Rocca, distinguerete la flora e la fauna dei boschi, ammirerete i colori dei prati aridi del Sasso e gli animali che li popolano, le rare orchidee, gli arbusti e le erbe di indole mediterranea, poi la campagna coltivata e la sua storia, gli uccelli acquatici e i pesci abitatori delle acque del lago.

Questo è il Centro Visitatori del Parco Archeologico Naturalistico della Rocca di Manerba del Garda che ospita nella sede espositiva il Museo Civico Archeologico della Valtenesi.
Il percorso espositivo si sviluppa infatti su due livelli e valorizza contestualmente le realtà archeologiche e gli aspetti paesaggistici e naturalistici del territorio di Manerba, sottolineando come il Parco della Rocca sia di fatto l'originale Museo, mentre il Centro Visitatori ne costituisca l'ingresso e il luogo di approfondimento delle sue peculiarità. Laboratori didattici, audioguide e visite guidate lungo i suggestivi sentieri del Parco completano l'offerta dei servizi a disposizione dei graditi ospiti.

Nelle adiacenze del Centro Visitatori è funzionante un punto ristoro e un'area pic-nic, dove è possibile sostare per una pausa di relax, affacciati su una vera e propria cartolina che nessun fotografo sarà mai in grado di catturare in tutta la sua smagliante bellezza.

www.parcoroccamanerba.net

Pieve di Santa Maria

La chiesa di Santa Maria a Manerba è un edificio importante sotto più punti di vista. Essa infatti svolgeva la funzione di capopieve, avendo sotto la sua giurisdizione anche gli edifici ecclesiastici di San Fermo a San Felice, San Michele di Puegnago, San Pietro a Polpenazze, San Michele di Soiano, San Martino a Moniga e quello di San Giovanni a Portese. Anche la pieve di Santa Maria è citata nella bolla di papa Eugenio III del 1145, e anch’essa veniva, con quest’atto, posta sotto le dirette dipendenze del vescovo di Verona. In ogni caso da un punto di vista architettonico la pieve sorge su un’area in cui sono state ritrovate testimonianze di insediamenti romani e altomedievali che fanno pensare ad una sorta di continuum fra il centro battesimale e i preesistenti nuclei abitativi.

La chiesa comunque è dotata di pianta basilicale, è divisa in tre navate da file di tre pilastri ciascuna ed ognuna si conclude con un’abside di cui, quella centrale è esternamente decorata da una sequenza di lesene soprastate da un motivo ad archetti. In origine tutte le absidi erano semicircolari, mentre adesso quella di sinistra, essendo stata riadattata, ha pianta quadrangolare. La facciata invece si presenta caratterizzata da un profilo a salienti, con la parte centrale in leggero aggetto rispetto alle parti laterali. Anche la pieve di Manerba subisce nel tempo alcune modifiche, tra il XVI e il XVII secolo vengono infatti aggiunti altari minori, tre sul lato nord e due su quello meridionale mentre vengono rifatti sia il portale che l’apertura soprastante. Il campanile invece va fatto risalire alla seconda metà del '500, ed essendo posto davanti alla facciata in una posizione abbastanza insolita, questo ha fatto supporre che esistesse una sorta di spazio chiuso antistante l’edificio e probabilmente circondato da altri fabbricati secondari. All’interno inoltre, sono conservate ampie tracce di affreschi risalenti ad un arco cronologico compreso fra il XIV e il XVI secolo, mentre si possono ancora ammirare il "Martirio di Sant’Orsola e compagne", precocissimo esempio di pittura romanica, "L’Annunciazione e la Madonna in trono fra i SS Sivino e Rocco".

(credits Arianna Florioli)

Castello di Manerba

Per ciò che concerne il Castello di Manerba, sono ad oggi visibili solo alcuni lacerti. Il castello infatti situato all’interno del parco della rocca, venne completamente distrutto. Al 1787 risale infatti il completo abbattimento delle mura per ordine di un provveditore veneto dipendente dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Il luogo era diventato, secondo quanto riportano le testimonianze, zona di ricetto di alcuni banditi già a partire dal tardo XVI secolo e già dal 1573 iniziarono le vere e proprie demolizioni dell’edificio. Si deve presumere ad ogni modo che il castello, come praticamente tutti quelli sorti in Valtenesi, avesse scopo difensivo più che abitativo, e che dovesse quindi appartenere al periodo medievale. Esso infatti sorse sopra ad un insediamento ancora più antico, risalente all’età del ferro, all’incirca durante il X secolo per fronteggiare le invasioni barbariche, per poi venire modificato in maniera sostanziale a cavallo fra il XII e il XIII secolo. Le analisi delle fondamenta, più in generale delle strutture murarie e la conformazione di queste ultime sono infatti a favore di questa ultima ipotesi. Secondo quanto è emerso da recenti indagini infatti inizialmente il castello funse da baluardo per i longobardi impegnati a difendersi dagli attacchi franchi, per poi diventare teatro di scontro fra la fazione guelfa e quella ghibellina. Ad ogni modo l’accesso al castello doveva trovarsi ad oriente, e sempre nei paraggi trovava posto una scala in pietra ancora oggi in parte conservata. L’edificio era poi dotato di mastio.

(credits Arianna Florioli)

Chiesetta di San Sivino

Posta sul promontorio di San Sivino, uno sperone roccioso prospiciente la riva del lago, ha un'unica navata con prospetto a capanna. L'interno è suddiviso in campate da archi a tutto sesto che reggono un tetto a vista. Nella parete esterna, verso sud, è murata la "pietra del patto del diavolo" cui è legata una curiosa leggenda.

Attorno al 1200, giunse a Manerba un mugnaio. Il lavoro era continuo e gli affari andavano a gonfie vele perchè egli macinava il grano anche per metà della popolazione di Moniga. Improvvisamente, però, gli venne a mancare l'acqua che alimentava il mulino. Dopo aver inutilmente pregato San Sivino, il mugnaio decise di chiedere aiuto al diavolo, che gli si presentò sotto le spoglie prima di un frate poi di un nobile cavaliere, assicurandogli aiuto in cambio della sua anima dopo la morte. E fu così che in cambio del lavoro e della ricchezza, il mugnaio si vendette; il contratto venne regolarmente firmato: il mugnaio impresse la mano su di una pietra, il diavolo firmò con l'impronta del piede. L'acqua ritornò, gli affari ripresero ad andar bene per il mugnaio che aggiunse un'altra ruota al mulino. Avvicinandosi alla morte, il mugnaio però cominciò a temere per la sua anima e, confessatosi, dopo aver promesso di regalare il mulino e il denaro alla chiesa, ottenne l'assoluzione. Grande fu allora l'ira del diavolo, che sconquassò quasi completamente la casa e se ne andò scornato facendo diventare paglia i soldi. Così, sulla pietra del patto venne fatta incidere la croce, che ancora si può vedere insieme alle impronte della mano del mugnaio e del piede del diavolo.

Chiesa Parrocchiale

Edificata in pieno Settecento in stile barocco, la parrocchiale di Manerba è intitolata all’assunzione della Vergine. La bianca facciata presenta un’elegante e complessa articolazione. La parte inferiore è caratterizzata da alcune colonne su plinti dotate di capitelli compositi; ad esse si appoggiano delle semi paraste anch’esse con capitelli. Questi sorreggono architrave, fregio e cornice, elementi che vanno a comporre la trabeazione. Sopra quest’ultima un’altra serie di colonne più piccole incorniciano un’ampia finestra con frontone. Una cornice dentellata e ritmata profila un timpano triangolare sopra il quale trovano posto alcune statue. L’interno è armonioso, molto luminoso e riccamente decorato, secondo gli stilemi tipici del barocco tesi all’accentuazione dell’effetto scenico e della teatralità. Degna di nota è sicuramente la pala dell’altare maggiore che ha per soggetto l’assunzione della Vergine Maria, opera che seppur con qualche riserva è stata attribuita ad Andrea Celesti. Anche gli altari del Rosario e del Santissimo Sacramento meritano l’attenzione del visitatore per via degli eleganti e talvolta bizzarri elementi che vanno a costituire l’apparato decorativo.

(credits Arianna Florioli)

Chiesa di Santa Caterina

Citata già nel 1454 in occasione della visita pastorale del vescovo Ermolao Barbaro, la piccola chiesa dedicata al culto di Santa Caterina si trova nella frazione di Gardoncino a Manerba. L’impianto dell’edificio è sicuramente romanico, anche se alcuni interventi sono ascrivibili al periodo rinascimentale. La facciata è a capanna, con due finestrelle che si aprono sui lati aperte nel XVI secolo, e un bel rosone in cotto decorato al centro da una raggiera che forma dei motivi ovulari. Il portone d'ingresso, al quale si accede tramite una serie di gradini, è invece in legno e presenta delle profilature in pietra bianca aggiunte nel Cinquecento. L’interno della chiesa si presenta voltato e dotato di aula unica. Per ciò che concerne poi la decorazione sicuramente degni di nota sono alcuni affreschi presenti sulla parete destra e in controfacciata che rappresentano il Cristo Crocifisso con la Madonna, San Giovanni e Sant’Antonio Abate. La particolarità che li caratterizza è rappresentata da uno spiccato realismo percepibile nei volti di tutti i personaggi raffigurati e da alcuni movimenti che li connotano. Abbiamo qui espressa cioè, la volontà dell’artista che ha lavorato su questi affreschi, di suscitare nel fedele un intenso senso di partecipazione emotiva all’evento biblico raccontato, fine al quale perviene anche grazie al sapiente uso del colore e alla ricercatezza utilizzata per rendere i volti e le vesti dei protagonisti della scena.

(credits Arianna Florioli)

Chiesa di San Bernardo

Risale al XV secolo la Chiesa di San Bernardo a Montinelle, frazione di Manerba, anche se i più consistenti interventi di modifica e ampliamento dell’edificio vennero portati avanti nei secoli successivi, tanto che la struttura edilizia che adesso possiamo vedere risale ai lavori effettuati nel Cinquecento. Come per la vicina chiesa di Santa Caterina, anche quella dedicata a San Bernardo compare nei documenti in occasione della visita pastorale del vescovo di Verona Ermolao. L’edificio ha, da un punto di vista architettonico, una struttura compatta e unitaria ed è costituito da un’aula unica terminante con un’abside quadrangolare. Sempre all’interno, sulla parete sinistra, assolutamente notevole è un affresco tardogotico raffigurante la Madonna in trono col bambino che, stando alle ricerche più aggiornate dovrebbe risalire al Quattrocento, come soprattutto l’impostazione del trono lascerebbe suggerire. Accanto a questa pittura murale però, sono presenti all’interno della chiesa anche degli altari tardo barocchi che testimoniano l’eclettismo e il mutamento di gusto artistico che interesserà anche questo edificio. La facciata esterna invece si presenta sobria ma raffinata, caratterizzata della classica struttura a capanna con finestre laterali e portone, quest’ultimo dotato di stipiti in marmo di Botticino e frontone in muratura. Non mancano poi il rosone, alcuni pinnacoli sul tetto e il campanile posto sul fondo dell’edificio.

(credits Arianna Florioli)

Museo Civico Archeologico

A Manerba, lungo la strada che conduce alla Rocca, trova posto il Museo Civico Archeologico della Valtenesi. Esso raccoglie le testimonianze archeologiche e paesaggistiche che hanno caratterizzato il paese di Manerba, ma anche più in generale l’intera Valtenesi, attraverso le vicende storico-artistiche susseguitesi in tre località diverse: la Rocca, il Sasso e la Pieve di Santa Maria. Al visitatore viene così fornita una panoramica completa delle molteplici congiunture storiche che hanno interessato il territorio oggetto di studio; si passa infatti dai resti di un insediamento del periodo Neolitico un tempo presente sulle pendici della Rocca, ai materiali appartenenti alla necropoli costruita in località Sasso risalente all’età del Rame, fino ai resti di domus romane rinvenuti ai piedi della Rocca e nei pressi della pieve di Santa Maria. Il museo, presso il quale si possono seguire molteplici percorsi esplicativi, è arricchito inoltre anche dalla presenza di fibulae, spilloni in bronzo della prima età del Ferro, lacerti di manufatti di origine medievale che ne completano il programma espositivo e ne arricchiscono le sezioni.

(credits Arianna Florioli)